ITALO ZUFFI @ AZZURRO FRAGILE
OMAGGIO ALLE ANTICHE TERRE DI FAENZA NELL’ARTE CONTEMPORANEA
A CURA DI MATTEO ZAULI
5 – 14 SETTEMBRE, 2025
PALAZZO DEL PODESTÀ, FAENZA
Opere di
Sergia Avveduti, Claudio Betti, Riccardo Calamandrei, Gaia Carboni, Jacopo Casadei, Marco Ceroni, Silvia Chiarini, Barbara De Ponti, Oscar Dominguez, Gruppo Fotografia Aula 21, Pietro Lenzini, Filippo Maestroni, Francesco Nonni, Giovanni Pini, Cesare Reggiani, Andrea Salvatori, Marco Samorè, Juan Sandoval, Noriko Yamaguchi, Carlo Zauli, Monica Zauli, Italo Zuffi
C’è un momento preciso, nella storia, in cui scienza, arte e leggenda si fondono attorno ai paesaggi brulli e terrosi dei calanchi romagnoli: è l’inizio del sedicesimo secolo e Cesare Borgia, da poco diventato Duca di Romagna, si rivolse all’ingegnere – architetto militare allora più in voga per ammodernare le strutture difensive: Leonardo da Vinci.
E Leonardo, dopo essere transitato per lunghi periodi tra l’estate e l’inverno del 1503 ne annota alcune caratteristiche in un taccuino, poi diventato uno dei libri più preziosi della storia dell’uomo, il Codice Hammer. Ne parla come di un suolo ricco di fossili marini, lo definisce poeticamente azzurrigno terren di mare e ne specifica la vocazione fittile, riferendosi specificatamente all’arte di fare boccali della vicina città di Faenza.
E così, quelle colline costituite da rocce formate da depositi sedimentari detritici, quella memoria di un mare preistorico originatasi tra cinque e un milione di anni fa, quel territorio che comprende terrazze panoramiche, scorci mozzafiato, argille rare – da quel momento chiamate Argille Azzurre – nonchè fonti di acqua termale, vigne e coltivazioni pregiate ha iniziato ad essere un panorama di grande interesse anche per lo sguardo degli artisti.
Azzurro fragile, omaggio alle antiche terre di Faenza nell’arte contemporanea è un progetto espositivo in continua evoluzione che ha l’obiettivo di indagare il fascino che sugli artisti contemporanei hanno questi splendidi scorci di paesaggio.
La mostra è un susseguirsi di visioni a volte quasi documentaristiche, a volte introspettive, a volte decisamente astratte, a volte spiccatamente concettuali, in alcuni casi oniriche e in altre liriche che poste una accanto all’altra ci restituiscono un’esaltante idea del territorio come luogo di identità, di espressione di un sé talvolta immedesimato nel paesaggio, nelle sue storie, nelle sue consolidate od inedite mitologie.
Espressione artistica, dunque, che esalta e trasfigura il contesto naturalistico, che abbiamo scelto di ripercorrere con lo sguardo di chi queste terre le abita quotidianamente o ci è nato, o le ha scelte come luogo di vita; artiste ed artisti presenti in questo percorso con opere in molti casi prodotte appositamente e realizzate con diverse tecniche espressive. Dalla pittura alla fotografia, dal disegno alla scultura, dalla performance, al video e all’installazione, la mostra è un viaggio nei calanchi – antiche terre di Faenza, affidato a molteplici linguaggi, che riflette tutta l’eterogeneità dell’arte contemporanea.
Matteo Zauli
Orari di apertura:
6 settembre, ore 10:00-22:00;
7 settembre, ore 10:00-20:00
9, 11, 13 e 14 settembre, ore 10:30-12:30, 16:30-19:00
10 e 12 settembre, ore 16:30-19:00
Maggiori informazioni: www.museozauli.it